Forti antidolorifici per il dolore alla schiena

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Furlani, C. Bacchi, F. Binacchi Radiologia, Osp. Santi Unità Operativa di Ortopedia, Osp. Pasini Servizio Psichiatrico, Osp. Esiste inoltre una grande variabilità da regione a regione e persino da zona a zona nell'ambito di una stessa regione nel ricorso all'ospedalizzazione, agli interventi chirurgici e forti antidolorifici per il dolore alla schiena molte procedure diagnostiche.

L'obiettivo è di identificare i pazienti portatori di gravi malattie spinali, come un processo osteoporotico con fratture vertebrali, un dolore riflesso originato da una patologia addominale o pelvica, una neoplasia, una spondilite anchilosante o una infezione es.

I sintomi che suggeriscono l'esistenza di gravi patologie spinali sono un dolore ad insorgenza graduale a meno che sia causato da una frattura progressivo e di natura non-meccanica es. La presenza di dolore irradiato all'arto inferiore va indagata con cura; la presenza di radicolopatia è più probabile se il dolore scende al di sotto del ginocchio piuttosto che se riguarda la faccia posteriore della coscia. Quando sono presenti parestesie, le probabilità di un interessamento radicolare aumentano.

L'esame obiettivo deve essere focalizzato soprattutto sui riflessi patellare ed achilleo e sull'escursione della dorsiflessione del piede e dell'alluce. La misura della motilità della colonna è di limitato valore diagnostico.

Risultano utili le seguenti procedure diagnostiche:. Se sono assenti disturbi vescicali, anestesia a sella e ipostenia di uno od entrambi gli arti inferiori è probabile si possa escludere una sindrome caudale. A forti antidolorifici per il dolore alla schiena, la presenza di una netta sofferenza radicolare di tipo deficitario e i lunghi tempi di attesa possono giustificare un atteggiamento diagnostico più aggressivo. Nei pazienti con dolore lombare acuto e senza irradiazione sciatica non servono altre procedure.

Se i sintomi persistono oltre il mese si deve provvedere ad ulteriori approfondimenti. L'esame radiografico La radiografia standard, salvo casi sporadici, non è di alcun aiuto nella valutazione delle cause della lombalgia né consente un trattamento migliore. L'esame radiografico non è utile nell'identificare la patologia neurologica radicolare, le stenosi del canale, la patologia spinale neoplastica e infettiva. Il suo utilizzo per lo screening dei casi di forti antidolorifici per il dolore alla schiena congenite, spondilolisi, listesi, scoliosi è raramente determinante ai fini terapeutici.

Se non sono presenti segni di allarme all'anamnesi o all'esame clinico, non è necessario procedere all'esecuzione della radiografia entro i primi tre mesi di dolore lombare. Informazione ed educazione del paziente Un'accurata informazione del paziente sulla natura del mal di schiena e sulle possibilità di miglioramento contribuisce in modo significativo a tranquillizzarlo, a ridurre la richiesta di esami e ad abbreviare il periodo di invalidità.

In caso di recidiva di dolore lombare, i pazienti correttamente informati ricorrono al medico con minor frequenza rispetto alla popolazione generale. Le revisioni sistematiche degli studi controllati, randomizzati sulla "scuola" per il mal di schiena e sugli interventi educativi a gruppi per la lombalgia acuta, non forniscono prove sufficienti per affermare che forti antidolorifici per il dolore alla schiena o l'altra strategia possa essere utile nel trattamento della lombalgia acuta.

Il trattamento deve essere diretto ad alleviare i sintomi e a favorire una rapida mobilizzazione, fornendo nel contempo informazioni per un adeguato programma di attività fisica. Il paziente va rassicurato del fatto che non è portatore di malattie gravi e che si presume un rapida ripresa delle normali condizioni. Il paziente va mantenuto il più attivo possibile, in attesa della ripresa spontanea vedi algoritmo. Alleviare il dolore Il paracetamolo, assunto regolarmente sino alla dose massima di grammi al giorno, di solito assicura una adeguata analgesia per un semplice mal di schiena.

A questo dosaggio, l'ibuprofene presenta il miglior rapporto beneficio-rischio rispetto agli altri FANS. Nel paziente in trattamento con un FANS, in forti antidolorifici per il dolore alla schiena generale, non è necessario adottare alcun trattamento profilattico, con anti-H2 o inibitori di pompa, volto a ridurre il rischio iatrogeno di danni gastrointestinali.

Questo genere di complicanze è correlato alla durata del trattamento e alla dose di FANS impiegata. Gli oppiacei vengono usualmente sconsigliati perché non si dimostrano più efficaci del paracetamolo e dei FANS, rallentano i tempi di reazione e producono una fastidiosa sonnolenza. Nel caso si decida di utilizzarli, vanno impiegati per il periodo più breve possibile massimo 2 settimane. I miorilassanti risultano più efficaci del placebo, ma non vi sono ragioni valide per preferire forti antidolorifici per il dolore alla schiena o l'altro farmaco.

Non vi sono dati a sostegno dell'uso degli antidepressivi triciclici nel trattamento del mal di schiena. In questa prima fase è sconsigliato anche l'uso di corticosteroidi e della colchicina. Complessivamente, gli studi indicano, comunque, che la manipolazione e la mobilizzazione possono garantire un miglioramento di breve durata del dolore e del livello forti antidolorifici per il dolore alla schiena attività nei pazienti con semplice lombalgia acuta, senza segni di radicolopatia.

Non vi è alcuna dimostrazione di efficacia per l'uso di terapie fisiche, massaggi, trazioni vertebrali, ultrasuoni, laser, TENS, tecniche di bio-feedback, infiltrazioni articolari, agopuntura e altre tecniche correlate. Il riposo a letto Per i pazienti con una semplice lombalgia acuta, il ritorno immediato o precoce alla normale attività fisica, lavoro compreso, comporta il recupero più rapido in termini assoluti. Riduce inoltre le assenze dal lavoro e il numero delle recidive.

I pazienti devono essere rassicurati sul fatto che per riprendere la piena funzionalità è meglio rimanere attivi che stare a riposo e sul fatto che la recrudescenza del dolore che avvertono all'inizio non corrisponde ad un danno a carico della schiena.

Contrariamente a quanto si è sempre pensato, il prolungato riposo a letto e la limitazione delle attività quotidiane sembrano favorire l'invalidità, perché determinano ipotonia muscolare e debolezza. Il riposo a letto per un periodo di tempo superiore ai 4 giorni è generalmente sconsigliato. Entro due settimane dall'insorgenza del mal di schiena, i pazienti dovrebbero iniziare ad esercitare attività minimamente impegnative quali camminare, andare in bicicletta o nuotare.

Anche se questo determina un incremento della sintomatologia, al paziente deve essere consigliato un programma di esercizi volti a rafforzare l'attività dei muscoli del dorso, soprattutto in caso di persistenza dei disturbi. Gli esercizi di stretching dei muscoli lombari non sembrano di alcuna utilità. I pazienti che presentano una sciatalgia, segni clinici di interessamento nervoso ed EMG positiva potranno essere sottoposti ad una TAC lombosacrale o ad una RMN, soprattutto se si ritiene probabile l'esistenza di un'indicazione chirurgica.

Queste considerazioni sono alla base della scelta di ricorrere alla diagnostica per immagini solo in pazienti persistentemente sintomatici, con segni clinici e neurofisiologici di interessamento nervoso.

E' necessario che la lettura delle immagini sia messa in relazione alla sintomatologia, la sola in grado di attribuire a queste ultime il loro corretto significato. La discectomia standard e la microdiscectomia hanno forti antidolorifici per il dolore alla schiena e risultati analoghi. La discectomia percutanea ha indicazioni limitate e risultati inferiori rispetto alle altre metodiche. Anche altre procedure sperimentali azoto, endoscopia aspettano conferme. Nei pazienti con sciatica grave la discectomia lombare riduce i sintomi più rapidamente della terapia conservativa; sembra tuttavia che nei controlli a lungo termine anni vi sia poca differenza tra i due gruppi.

I pazienti anziani, con stenosi vertebrale secondaria che possono svolgere in maniera adeguata le loro funzioni quotidiane, vanno trattati in maniera conservativa. La chirurgia decompressiva riduce la sintomatologia, ma i risultati sembrano forti antidolorifici per il dolore alla schiena con il tempo, inoltre le ampie decompressioni aumentano il rischio di instabilità e, di conseguenza, la necessità di fusioni intersomatiche.

Le complicanze di questo genere di interventi sono considerate accettabilmente basse, ma più alte delle altre procedure, anche a causa dell'età media dei pazienti. Le artrodesi In forti antidolorifici per il dolore alla schiena di lesioni traumatiche, infettive o tumorali, le artrodesi lombari non hanno indicazione prima di tre mesi di intensa e persistente sintomatologia.

L'artrodesi va considerata in seguito ad instabilità conseguente ad interventi di decompressione per spondilolistesi, stenosi e radiculopatie, oppure in pazienti sotto i 30 anni con grave spondilolistesi e grave sciatalgia. Le indicazioni più frequenti nella pratica quotidiana sono le instabilità e le discopatie. La definizione di instabilità è in effetti ancora controversa, ma in questi ultimi anni le indicazioni sono andate estendendosi.

Questa chirurgia ha una frequenza elevata di complicanze: fallimenti dei mezzi di sintesi, infezioni, trombosi venose, embolie, lesioni nervose, mancati consolidamenti, mortalità postoperatoria.

Si tratta oltretutto di interventi dai forti antidolorifici per il dolore alla schiena decisamente elevati. Nonoperative treatment of low back pain. Low back forti antidolorifici per il dolore alla schiena an algorithmic approach to diagnosis and management.

Conservative treatment of acute and chronic nonspecific low back pain. A systematic review of randomized controlled trials of the most common interventions.

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